ddl Brunetta
Sarei pienamente d'accordo con Massimo Pica Ciamarra se non ci fossero 140.000 architetti e 180.000 ingegneri che si occupano prevalentemente di piccoli lavori, di procedure e pratiche tecnico-amministrative e che sono le figure deboli del sistema.
La necessità di un'autorizzazione e di una DIA li rafforza rispetto ai comuni utenti che spesso non vogliono riconoscere il ruolo del progettista e le sue competenze tecniche.
L'eliminazione della DIA aumenterà la responsabilità dei tecnici e delle imprese e, probabilmente, la tendenza a forzare la norma, a realizzare opere abusive.
Per 1.000 che realmente si occupano di architettura, le considerazioni di Massimo Pica Ciamarra sulla complessità, sulla semplificazione delle normative e sulla figura del responsabile unico del progetto, sono ineccepibili.
Se per un verso, dunque, come IN/ARCH dobbiamo sostenere le politiche che consentono la realizzazione della qualità architettonica e che il ddl Brunetta sembra non affrontare, non dobbiamo dimenticare che fanno parte del nostro Istituto anche gli Ordini professionali e le Imprese che, viceversa, sono interessati a chiarire in che modo si modificheranno le procedure
Massimo Locci
a margine della nota su DDL Brunetta
TUTELARE L’ARCHITETTURA O GLI ARCHITETTI ?
Attualmente i titoli abilitativi non sono sufficienti. Laurea ed esame di Stato garantiscono solo formalmente dell’effettiva capacità di svolgere una prestazione professionale.
Non scandalizza quindi un DDL che -per operazioni di tipo semplice- non obblighi ad avvalersi di un professionista abilitato. In Francia non occorre l’architetto (peraltro unico professionista abilitato a progettare edifici) non solo per ristrutturare, ma anche per progettare opere di modesta dimensione.
I progetti di architettura sono sempre più complessi, richiedono compresenze di competenze specifiche: il nostro apparato normativo -per troppi aspetti disastroso- ha positivamente riportato il progetto ad azione unitaria, cioè ormai non ne distingue più le diverse parti. Impropriamente però consente che le sue diverse fasi siano svolte da progettisti diversi: non prevede un “responsabile unico del progetto”.
Questo produce enormi negative ricadute.
Non vedo utili azioni a difesa del ruolo degli architetti. Auspico invece azioni tese a riconoscere come essenziale l’unità del progetto nelle sue diverse fasi perché ciò risponde all’interesse della collettività che forma e trasforma il proprio habitat attraverso prodotti che non ammettano più deresponsabilizzazioni circa la loro qualità finale.
Vedo anche utili azioni tese a distinguere con chiarezza il ruolo di chi programma, di chi progetta, di chi realizza e di chi controlla. Dalla confusione di ruoli che oggi si verifica derivano ad altre negative sulla qualità del costruire.
Occorre unire le forze per sensibilizzare chi legifera a modificare l’attuale sistema normativo a difesa della qualità diffusa; per sollecitare le Università alla revisione dei processi formativi; per rafforzare gli Ordini professionali impegnati in azioni di modernizzazione ed aggregazione professionale adatte alle tematiche attuali.
Massimo Pica Ciamarra
Ddl Brunetta-Calderoli - di F. Orofino
Senza architetto è tutto più semplice?
Aspettavamo con ansia - e con qualche preoccupazione - il Decreto del Governo sulla semplificazione delle procedure edilizie annunciato nella primavera scorsa come il secondo pilastro del Piano Casa.
Di quel decreto era circolata qualche bozza di testo non molto rassicurante.
In molti ci siamo chiesti in questi mesi che fine avesse fatto questo provvedimento.
Pochi giorni fa l’ANCE ha ribadito l’insufficienza dei provvedimenti regionali per ridare slancio all’edilizia ed ha chiesto di approvare rapidamente le modifiche al Testo Unico....
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