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i lunedì dell'architettura

VEMA alla Biennale di Venezia

Lunedì 30 ottobre 2006 ore 20.00

ACER Via di Villa Patrizi, 11 - Roma


VEMA alla Biennale di Venezia

la mostra e il catalogo

 

ne parlano: Alberto Clementi, Franco Purini, Luigi Prestinenza Puglisi, Livio Sacchi

 

INVITO

 

Italia - y - 2026. Invito a Vema
Affidato dalla Biennale di Venezia alla DARC (Direzione Generale per l’Architettura e le Arti Contemporanee) del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, il Padiglione Italiano all’Arsenale inizia con il 2006 la sua vita, che si spera sia lunga e produttiva, carica di occasioni di confronto, capace di immettere nel dibattito nazionale e internazionale sull’architettura e sull’arte fermenti nuovi. Esso in realtà rinasce perché eredita la più che centenaria storia del Padiglione Italia ai Giardini destinato da ora in poi ad ospitare mostre internazionali, luogo di eventi memorabili, una storia che la nuova struttura espositiva intende proseguire con il medesimo spirito sperimentale. Il titolo della mostra con la quale il Padiglione Italiano sarà inaugurato, è: “Italia - y - 2026. Invito a Vema”. La y che compare nel titolo vuole suggerire a livello subliminale la lettura “Italy” come amplificazione extranazionale del paese, come un trascendimento creativo dei propri confini che si dimostra sempre più necessaria. L’argomento proposto da chi scrive, coordinato da Margherita Petranzan, Nicola Marzot e Livio Sacchi, è la progettazione di una nuova città. Una città di fondazione, ma anche una città ideale, una città innovativa una città utopica – ma dell’utopia della realtà di Ernesto Nathan Rogers – collocata in prossimità dell’incrocio dei corridoi ferroviari europei Lisbona-Kiev e Berlino-Palermo. La città, situata tra Verona e Mantova, si chiamerà Vema e sarà progettata da venti architetti o gruppi di architetti tra i trenta e i quarant’anni che affronteranno altrettanti problemi tra i quali la casa, i luoghi di lavoro, il corpo, l’arte, le infrastrutture, i media, il verde, il tempo libero, l’energia. In un tentativo di coinvolgere il tema della sostenibilità con quello della necessità di riconfermare il ruolo essenziale, anche sul piano rappresentativo dello spazio pubblico, Vema si pone, seppure all’interno dei limiti di una simulazione virtuale, come un esperimento totale, che ripercorre ogni ambito progettuale della città. Agli architetti invitati è stato fornito uno schema insediativo ideato dal curatore e da lui sviluppato assieme a Sebastiano Giannesini e Francesco Menegatti, quest’ultimo city manager dell’operazione. Si tratta di una sorta di modello direttore molto semplice e
flessibile, basato sull’alternanza di bande parallele verdi o costruite attraversate, in corrispondenza del confine tra le due regioni, da un ulteriore fascia verde. Servita da una rete di strade affiancate da canali che la collegano al
Mincio e al Po, Vema riassume e ripropone in una chiave strutturalmente più articolata e complessa, inserita nelle dinamiche europee e globali, il mondo urbano padano contrassegnato, com’è noto, da una forte omogeneità
ambientale e architettonica, puntualmente contraddetta da sottili differenze e animata da forti presenze monumentali. Lo schema della città, un rettangolo di proporzioni auree con i lati di duemiladuecentosessanta e di
tremilasettecento metri per circa trentamila abitanti, incorpora una serie di tracce viarie e di edificazioni preesistenti nell’intenzione di radicarsi profondamente nel territorio, ascoltandone e reinterpretandone strutture e tessiture.
La decisione di proporre un disegno aperto ed evolutivo è derivata, oltre che dall’intenzione di non sovrapporre alle architetture un quadro urbano troppo energico, dalla volontà di lasciare ai progettisti la più ampia libertà di
introdurre nello schema insediativo varianti, alternative, integrazioni e ibridazioni. Sul piano più strettamente architettonico ciò che è stato richiesto ai venti gruppi è la messa a punto di soluzioni esemplari dal punto di vista tipologico e linguistico, soluzioni avanzate basate su una consistente accelerazione tematica, su una calcolata diversione eterotopica e su una estesa ricognizione di contributi provenienti da altre discipline. Agli architetti invitati è stato anche proposto di scegliere artisti a loro affini, da coinvolgere nei loro progetti in modo da riaffermare la contiguità tra architettura e arte. C’è da aggiungere che Vema vuole anche contrastare la città diffusa sostituendo alla proliferazione incontrollata e indistinta di case, capannoni e shopping mall entità urbane finite e riconoscibili, in grado di favorire nuove relazioni territoriali rendendo al contempo esplicite quelle oggi già esistenti nel territorio
padano come potenzialità inespresse.
La mostra sarà ospitata nello spazio delle Tese delle Vergini, una preziosa testimonianza di archeologia industriale. All’interno dell’allestimento, che servirà anche per le rassegne di arte della Biennale, disegnato dal curatore con
Massimiliano De Meo, Carlo Meo Colombo, Franco Puccetti e Valter Tronchin, sarà realizzato un panorama che conterrà immagini della città nuova nonché una sorta di grande romanzo popolare, una stratificata performance visiva
che racconterà vicende, volti e opere dell’architettura italiana del XX Secolo. Saranno poi presenti plastici di edifici e un grande modello della città, attraversata dal confine tra Lombardia e Veneto. La mostra intende proporre una
possibile ipotesi dell’Italia tra vent'anni, centenario dell’esordio del “Gruppo 7”, al quale si deve la nascita dell’architettura moderna italiana, un movimento che costituisce il riferimento ideale dell’intero programma espositivo. Il
catalogo sarà composto da cinque sezioni. La prima all’illustrazione della nuova città, la seconda è dedicata ad alcune città di fondazione del Novecento italiano; la terza a più di centocinquanta voci tematiche generali riguardanti
l’architettura con una particolare attenzione per le problematiche nazionali, pur se proiettate in un contesto più ampio; la quarta a venti città italiane, di cui si analizzerà il rapporto tra la loro condizione attuale, la loro architettura,
gli architetti che in esse hanno operato e le Facoltà di architettura che ospitano; le quinta a un repertorio biografico relativo ad architetti, artisti, critici, storici, fotografi. Le voci saranno molto brevi e di taglio giornalistico, in modo da facilitare la comprensione delle questioni architettoniche a un pubblico più vasto di quello, peraltro piuttosto nutrito, degli addetti ai lavori. Dina Nencini, Valentina Ricciuti e Stefania Suma hanno dato a questo volume, coordinando il lavoro redazionale relativo ad alcune sue sezioni. All’inaugurazione della mostra sarà possibile assistere anche fuori da Venezia tramite un collegamento webcam tra il Padiglione Italiano e una serie di facoltà di architettura, musei e istituti di cultura di varie parti del mondo. Ciò per accentuare, anche sul piano mediatico, il carattere di avvenimento globale della manifestazione. Durante il periodo di apertura della mostra saranno organizzati incontri e workshop. È prevista anche l’assegnazione di due premi. Il primi, intitolato “Premio Giancarlo De Carlo per l’architettura – DARC/Biennale di Venezia”, sarà conferito a uno dei gruppi invitati; il secondo,
denominato “Premio Manfredo Tafuri per la storia, la teoria e la critica – DARC/Biennale di Venezia” a un libro saggio o, un articolo di autore italiano pubblicato negli ultimi due anni.
Avatar, Dogma│Office/Pier Vittorio Aureli, Lorenzo Capobianco, Elastico spa+3, Giuseppe Fallacara, Santi Giunta, Iotti e Pavarani, Moreno-Santamaria-Laezza, Liverani e Molteni, Ma O, Antonella Mari, Masstudio, Stefano Milani,
Modulo quattro, Tomaso Monestiroli, OBR – Open Building Research, Gianfranco Sanna, Andrea Stipa, Studio Eu, Alberto Ulisse: sono questi gli architetti invitati a progettare Vema. I gruppi sono stati selezionati tramite una paziente
ricognizione su libri e riviste, tenendo anche conto della complessità della scena architettonica italiana, che presenta notevoli articolazioni regionali oltre a consistenti e profonde differenze di impostazione tra le numerose scuole
di architettura. Si tratta di giovani che hanno già prodotto opere significative, ma che non hanno ancora avuto la possibilità di misurarsi con un progetto complesso su un palcoscenico importante come quello della Biennale di Venezia. Appartenenti alla generazione dell’Erasmus, a loro agio nella dimensione internazionale, cresciuti all’interno della rivoluzione digitale, i progettisti di Vema hanno il compito di riproporre in termini nuovi quella organica ma anche critica relazione tra città e architettura, che è l’elemento sul quale la cultura progettuale italiana ha costruito nel XX Secolo la sua identità teorica e linguistica.
Franco Purini

 

 


pubblicato da: admin
in data: 30/10/2006 alle ore: 14:05:00
nella sezione: i lunedì dell'architettura
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