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Nicola De Risi

Roma, 2 giugno 2015

Care amiche, cari amici dell’INARCH, care e cari amici che a ogni titolo siete partecipi e testimoni dell’architettura italiana con una grande passione e una missione,

ho saputo oggi della scomparsa di Nicola DE RISI.

Nel fare alla sua cara famiglia, la moglie Laura e il figlio Vincenzo, le mie condoglianze più sentite, per la perdita di un uomo non comune sia nell’intelletto sia per una vita esemplare per la tempra morale, la fedeltà a un ideale, il disinteresse personale, sento di dover dire anche a tutti voi della mia forte emozione, perché per un bel tratto della vita ho avuto la fortuna di frequentarlo da vicino e di imparare molto da lui, che mi volle prima segretario dell’INARCH Lazio e poi appoggiò l’idea che ne diventassi presidente, cosa che ho fatto per dieci anni di grande impegno.

Non sempre siamo andati d’accordo, Nicola non aveva un carattere molto facile e oggi mi chiedo se non sia stato piuttosto io ad avere in qualche caso peccato di giovanile entusiasmo cadendo in una non voluta arroganza, ma in ogni caso il nostro rapporto si è basato per lunghi anni, da vicino e da lontano, su un sincero rispetto reciproco, direi di stima e di affetto, e in una concorde fedeltà all’Istituto, grazie anche alla nostra comune frequentazione di grandi figure che gli hanno dato vita, l’elenco sarebbe molto lungo, ma in questo momento io fra questi penso soprattutto a Bruno Zevi e a Lucio Passarelli, due maestri che attraverso l’architettura ci hanno introdotto al suo significato più profondo come professione di libertà e come nostro modo di essere cittadini di un Paese tanto amato quanto a volte difficile da comprendere nelle sue contraddizioni.

Come loro Nicola è l’INARCH, è la storia di un Istituto che ha portato in Italia il dibattito internazionale per molti anni. Il suo insegnamento con un lavoro preziosissimo e con un raro spirito di abnegazione rappresenta l’Istituto più di ogni statuto o documento.

Domani dovrò purtroppo con dispiacere ricordarlo da lontano perché già impegnato a Milano da improrogabili impegni, ma sarò con voi in spirito nel ricordarlo e fargli il giusto onore che merita e volentieri farò con voi in seguito una riflessione per la valorizzazione di questo nostro straordinario amico cui l’architettura italiana deve molto, moltissimo.

Vi sono vicino
Franco ZAGARI

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Il 2 giugno scorso è venuto a mancare Nicola De Risi, fondatore e storico segretario dell’ Istituto Nazionale di Architettura. Luigi Prestinenza ne ha immediatamente commentato la scomparsa nella PresStletter, la Segreteria dell’Istituto e Franco Zagari hanno  inviato un sentito ricordo in cui molti di noi, che hanno avuto la fortuna di conoscerlo a fondo, si sono identificati.

Al giovane Nicola (era nato a Bari nel 1925), nell’estate del ’59, Bruno Zevi chiese di occuparsi della segreteria nazionale dell’istituendo IN/ARCH. In quarant’anni, con un ristretto staff di bravi collaboratori, ha proposto e organizzato circa 2000 iniziative (mostre, incontri, convegni, ricerche) che  lo hanno messo in contatto con i protagonisti dell’Architettura del ‘900, ma anche con le giovani generazioni di architetti. Molti di loro, come il sottoscritto, nonostante la differenza di età, si consideravano suoi amici, uno con cui confrontarsi, discutendo non solo di architettura ma di “arte, musica, letteratura, cinema e di ogni forma della creatività umana”.

Nicola De Risi  non era un architetto ma ha fatto moltissimo per l’architettura, per la sua conoscenza e diffusione. Fin da ragazzo nella sua casa barese, come spesso ricordava, si respirava l’aria del progetto e del cantiere: il padre produceva mobili; la madre era una Dioguardi, nota famiglia di costruttori.

Oltre che un intellettuale raffinato, dunque, è stato una figura importante per la cultura architettonica italiana, divenendo esso stesso un committente illuminato. Nel ’97, per celebrare il suo pensionamento dall’IN/ARCH, decide di promuovere a sue spese un Concorso Internazionale con un tema del tutto inedito: “Nuovi modi di abitare la campagna” che, oltre agli ottimi esiti realizzativi del progetto vincitore (capogruppo Sergio Bianchi), riveste plurimi significati. Tra i più rilevanti ribadire il valore etico del confronto progettuale (sono arrivate molte interessanti proposte, valutate da una giuria d’eccellenza), procedura ancor più valida se i promotori sono i privati. Non meno significativo è il sostenere “le ragioni dell’architettura contemporanea ed il suo diritto ad esistere e a integrarsi anche in un contesto rurale”, in genere nel paesaggio.

Nicola De Risi non era solo un committente illuminato ma un precursore appassionato e, in qualche modo, il co-progettista dell’opera: nella sua casa ha fortemente voluto che “luce, acqua ed energie che piovono a terra vengano utilizzate per alimentare e nutrire il suolo, che la copertura fosse attivata da pannelli fotovoltaici e da un macro-pergolato, in modo da filtrare la radiazione solare e creare un ambito protetto a terra per il lavoro all’aperto.” Un progetto concreto che a dispetto della originale morfologia rispetta tutte le normative urbanistiche ed edilizie vigenti. “L’edificio proposto ricalca le dimensioni e la posizione dell’esistente. La giacitura sul lotto è la medesima, ribaltando la sezione in modo da minimizzare l’ingombro a terra e offrire il massimo dello sviluppo in quota.”

Trasparente e leggera, articolata ed aperta verso lo spazio esterno, proiettata sul paesaggio con volumi levitanti, terrazze a lastra ed esili  brise-soleil, la casa di Bellegra non passa inosservata. Rispetto al contesto naturalistico, un paesaggio aperto e non troppo antropizzato, l’edificio si relaziona per differenza, contrapponendo una  morfologia frammentata alla massa omogenea della collina.

Tema straordinariamente vitale e attuale che, però, non ha trovato piena attuazione. Nonostante l’abnegazione di De Risi e senso di responsabilità per portarlo a realizzazione, le energie spese (acquisto del suolo sulla collina a Bellegra, coinvolgimento a 360° per ottenere nel 2004 il permesso di costruire, un rilevante impegno finanziario/procedurale per oltre dieci anni) l’opera non è mai stata del tutto completata. Ha ricevuto svariati premi (Ala Assorchitetti, Capocchin, RomArchitettura) ma non è stata mai usata, né tantomeno  ha trovato un acquirente disposto a finirla.

Gli esiti espressivi, del tutto differenti dalle soluzioni che siamo abituati a vedere nelle nostre campagne, si oppongono alla banalizzazione. Non si può accettare, quindi, che lo spazio rimanga inutilizzato. L’impegno di Nicola merita una risposta fattiva da parte della categoria dei progettisti e dei costruttori illuminati, con cui si è sempre confrontato, ma anche del mondo culturale e, in generale, degli appassionati dell’architettura contemporanea.

La scelta determinata di Nicola non può concludersi così. In questi anni è stata fondamentale per portare a termine l’operazione e ora bisogna fare in modo che l’edificio non divenga un rudere, dando ragione a chi a suo tempo l’ha osteggiato o non ha capito il valore di questa operazione visionaria ma concreta. Per molto tempo Nicola De Risi l’ha offerta (anche gratuitamente) alle Accademie e agli istituti culturali stranieri per farne  un Centro di Studi/foresteria per appassionati  di architettura e pittura del/nel Paesaggio, riprendendo la tradizione di artisti stranieri presenti in quel territorio viva fino alla metà del Novecento. Sarebbe opportuno che qualche istituzione ne sostenesse almeno l’avviamento.

Considerando che gran parte dell’edificio è prefabbricata, infine, si potrebbe anche ipotizzare di smontarlo e di ricostruirla Roma, magari in un parco urbano per farne la sede dell’IN/ARCH. Un’ipotesi simile non è peregrina, è stata già affrontata a Fiesole e sostenuta da molti esperti e critici, per salvare la Bachman Wilson House di F.L.Wright detinata alla distruzione.

L’oggetto, consapevolmente artificiale e non mimetico, sarebbe anche a Roma un inserto prezioso nella natura.

Massimo Locci

E' scomparso oggi (2 giugno) Nicola De Risi, segretario dell'IN/ARCH sin dalla fondazione dell'Istituto nel 1959. La sua straordinaria figura di intellettuale, di protagonista della cultura architettonica italiana del '900, ha incarnato l'identità stessa dell'Istituto per 50 anni. Ideatore e protagonista instancabile di migliaia di eventi, conferenze, mostre, occasioni di dibattito e riflessione.
A lui Bruno Zevi volle affidare questa bellissima realtà dell'architettura italiana e lui dedicò tutta la sua vita per farla crescere ed affermare.
A lui l'IN/ARCH deve una immensa riconoscenza. Lo ricorderemo sempre.
I funerali di Nicola De Risi si terranno domani, 3 giugno, alle ore 14.00 presso la Chiesa di Santa Prisca all'Aventino

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Re: le info dell'IN/ARCH Lazio
giovedì 4 giugno 2015 - 10:40
Da: Associazione Metamorph - info@studio-metamorph.it
A: info@inarchlazio.it

Caro Franco,
grazie per la tua bella lettera che unisce il dispiacere per la perdita di Nicola De Risi a una appassionata condivisione di interessi culturali e umani.
Purtroppo leggiamo con ritardo la tua lettera. Avremmo voluto essere presenti e vicini ai suoi familiari.
Ti prego di far loro avere se puoi, attraverso l’INARCH Lazio, i nostri sentimenti di affetto e di vicinanza.
Un caro saluto.
Alessandra Muntoni, Marcello Pazzaglini, Gabriele De Giorgi

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In occasione della scomparsa di Nicola De Risi, Franco Zagari ha voluto indirizzare una sua sentita espressione di apprezzamento per il contributo di De Risi, e di ricordo per quanto l’ Istituto abbia compiuto per l’architettura.

Avendo visto  il mio nome affiancato a quello di Bruno Zevi, vorrei ringraziarlo ma anche sottolineare che la creazione dell’ Inarch (chi non ricorda la riunione al Teatro Eliseo ?), la diffusione dell’iniziativa e soprattutto la sua caratterizzazione appartengono all’intuizione, alla passione, alla formidabile capacità di Bruno.

Come tanti altri ho collaborato in vari ruoli a livello centrale e periferico. Tutto qui.

 

Lucio Passarelli

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Carissimo Nicola, un ultimo commosso saluto e il ricordo delle tante cose belle fatte insieme e grazie a te.

Un abbraccio affettuoso a Laura.

Elio Piroddi

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Volevo anch’io associarmi al ricordo di Nicola, che ho conosciuto quando ero studente di architettura, ed ho avuto modo di seguire ed apprezzare nel suo grande e disinteressato impegno per l’Inarch e la diffusione della cultura architettonica. Forse l’Istituto non avrebbe più di cinquant’anni di storia senza il suo  contributo.

Marco Vivio

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